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Con la mostra Cambiamenti la pittrice e poetessa Silvia Sartori, sandricense, ci invita a percorrere un avvincente percorso di ricerca.
Un crescendo di colori e di forme che conduce i nostri occhi dalla natura, maestra perfetta, al suo superamento, nel misterioso mondo dell'inconscio.
La natura ha per Silvia una duplice essenza: in primo luogo si tratta di un Paesaggio reale. Nella grande tela Alba, infatti, la campagna appare ai nostri occhi come un "paesaggio-teatro", intriso di storia e di valori, una natura madre e avvolgente che meraviglia e dona equilibrio.
In Tramonto blu l'artista dimostra inoltre di fare propria la lezione dei maestri del Novecento, in primo luogo di Magritte, accostando due realtà differenti, in questo caso un paesaggio notturno e un cielo come lo vediamo di giorno, che creano una nuova e stravagante armonia. Poesia.
Ma la natura è soprattutto un Paesaggio interiore, il riflesso dello sguardo sul mondo: una visione puramente soggettiva, legata intimamente all'esistenza, ai ricordi.
In Rinascita la natura diventa quindi un pretesto per scavare il proprio vissuto segnato da dolori e da risurrezioni. «L'ombra è più nera dove c'è molta luce», scriveva Goethe.
Nell'altalena della vita trova spazio anche il gioco e, lo sappiamo, l'arte stessa è un gioco. Come Silvia vuole dimostrarci nell'opera Autunno frutto di una rielaborazione materica in cui semplici foglie morte hanno trovato nuova vita nel colore dell'arte.
Per Silvia l'arte scaturisce da visioni, da immagini della mente, prontamente riportate su carta con appunti veloci, bozzetti, disegni, alcuni dei quali esposti anche in questa mostra. "Si dipinge prima con la mente che con la mano" (Michelangelo).
In Viale Allegorico, il quadro più simbolico della personale, l'uomo è così inserito nella natura che ne assume le sembianze. Ecco allora che gli stessi alberi, dalle radici immerse nell'acqua profonda dei ricordi, con il loro tronco avvolto dall’incognito presente, protendono i rami verso la calda luce del futuro.
In questo viaggio artistico e personale l'artista si avvicina, infine, alle correnti artistiche spazialiste.
Sperimenta la superficie materica della tela, palcoscenico di vita, e si spinge più in là mostrando come, anche in campo pittorico, esista la tridimensionalità.
Nell'opera Oltre, Silvia scopre una dimensione infinita.
Apre il piano del quadro all’incognita del vuoto, nella ricerca di uno spazio assoluto, infinito, profondo.
Vi posiziona uno specchio scuro perchè ogni osservatore sia chiamato a porvi la propria immagine.
Un'immagine che non si può contemplare con gli occhi.
Un’arte che parla di vita, di luce e di risvegli.
Un invito a guardare oltre.
Questo è il grande messaggio dell’artista.
Francesca Rizzo - Critica d'Arte
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Conosco Silvia Sartori dal 2011, quando insieme – anche ad altri collaboratori – organizzammo la mostra “Cambiamenti” presso la biblioteca civica di Breganze, un’esposizione di opere artistiche e poetiche da lei composte che, ricordo, colpì molto la sensibilità dei visitatori. Da una parte le opere, pezzi di artigianato che Silvia riesce a comporre magistralmente riconsegnando l’immagine più viva della natura – così come la vediamo – per mezzo di opere concrete, con materiali reali a comporle, e un gusto puramente sensoriale a riempirle di significato. Dall’altra, le poesie: componimenti che prendono il via da una silloge di formazione e autoanalisi, un viaggio di ricerca interiore che ha preso il nome di “Eclissi di vita”. Parole da gustare e sulle quali soffermarsi, ragione e sentimento in lotta per la conquista di uno spazio, una dimensione ulteriore alla vita, una porta spalancata nell’etere verso la quale orientarsi e scoprire, cercare e accogliere.
La novità della sua poesia sta quindi in questo, io credo: nel considerare l’esistenza come una singola tappa di un percorso molto più ampio e intrigante, nel consolidamento – pagina dopo pagina, poesia dopo poesia – del legame con quella dimensione che non conosciamo ma che lei ha riconosciuto, e posto un po’ più in là, propriamente quella dimensione, perché Silvia la indica, la salvezza, l’eclissi della vita: un momento notturno, silenzioso, unico al quale dedicarsi per stare bene. Forse l’Arte?
Interroga Silvia, interroga e prova a rispondere, i misteri della vita non si addicono alla sua volontà di sapere, ma li accetta. Nella spasmodica attesa di svelare l’anello che non tiene – per citare il poeta Eugenio Montale – della catena perfetta e armonica che è la Natura. Un mondo di eccellenza, quello naturale, di perfetto ed equilibrato dinamismo, inaccettabile per la condizione della nostra specie, destinata a evolversi e concludersi. Silvia guarda alla Natura come ad un modello da imitare, è lì che trova serenità, nella sua regolarità mai banale, imprevedibile, immobile ma allo stesso tempo in movimento, come per l’Arte, nella quale Silvia cerca e trova, non certo il senso delle cose, un punto di fuga che non trova mai spazio nell’opera, ma un anelito di salvezza sì. Da tutto questo mondo in fuga da se stesso.
Loris Rampazzo - Operatore della Cultura
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La nostra stessa natura ci spinge a cercare un senso in ogni singola cosa, la verità che si nasconde dietro l'inganno della natura, al velo di Maya, al portone malchiuso, ma ammesso che essa davvero esista "videmus nunc per speculum et in aenigmate", come diceva San Paolo, e il noumeno ci sfugge tra le dita per lasciarci solo un'impressione , un mero riflesso della realtà filtrato dai nostri sensi e dalla nostra mente, un'immagine che nella memoria e' destinata a perdere gusto e colore fino a scomparire con tutto il nostro essere nell'oblio e nel nulla; tuttavia vi e' il dubbio che il senso ultimo del mondo e della realtà sia in qualche modo dentro di noi e ci culliamo nel pensiero che a volte , anche se raramente , l'occhio di un anima sensibile , di un artista, mutando, filtrando e distorcendo ciò che del mondo apprende dai sensi, possa alla fine rivelarne lo spirito , l'essenza più nascosta e profonda.
Perdendomi nella visione e nella lettura delle opere di Silvia ritrovo tutta la tensione di questa ricerca, di questo dubbio e vedo anche un viaggio dell'anima, fatto di emozioni contrastati quasi a specchio della mutevolezza e del contrasto della natura e che si tesse tra i dubbi di uno spirito in bilico tra la volontà di affermare se stesso e la tensione ad annullarsi o sublimare in qualcosa di più grande, fosse esso anche il nulla, per risolvere un dolore ormai nemmeno più spiegato e diventato intrinseco alla stessa forma del proprio essere nella continua ricerca della carezza di un custode da troppo tempo silente.
Giulio Laverda - Insegnante di Filosofia
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